E’ necessaria un’ educazione finanziaria?
A meno che non si sfogli un giornale finanziario chiudendo gli occhi e scegliendo a caso, propenderei per una risposta del tutto affermativa.

I testi normativi si riempiono di frasi come la tutela del risparmio o la necessità di procedere a scelte consapevoli d’investimento.
Sullo sfondo il miraggio dell’arricchimento facile.

La realtà purtroppo è ben diversa.

Affrontare una giornata di transazioni borsistiche è un po’ come la sfida all’Ok Corral. Vince chi spara prima. E chi ha la mira migliore.

Ed allora, come in tutti gli sport, in tutte le professioni ed in tutte le attività, anche amatoriali, è necessario l’allenamento, lo studio delle tattiche e delle strategie. Il controllo emotivo.

La finanza non si discosta da questo imperativo, con un aggravante.
Ci sono almeno due, se non tre universi paralleli che si confrontano: investitori, consulenti, intermediari, ciascuno con proprie caratteristiche e proprie necessità.
Senza equilibrio fra quest’ultime, il rapporto fra le varie componenti è destinato solo al deterioramento.

L’educazione finanziaria quindi diviene in questo contesto un cardine portante di questo menage.
La finanza comportamentale, il quadro operativo dove il confronto emotivo trova la sua codifica e l’investimento finanziario, un equilibrio umorale.
Nell’eterna lotta fra vincitori e perdenti.

Dopo tanti anni e tante vicende umane mi sono convinto che un consiglio è buono se indirizzato alla persona giusta. Un consiglio, seppur buono, rivolto alla persona sbagliata, lo rende solo una sterile fatica.

Il coaching finanziario in fondo è questo: un programma d’allenamento serio dedito alla costruzione ed al mantenimento nel tempo della migliore condizione di rendimento della nostra posizione finanziaria e della nostra capacità di essere finanziariamente consapevoli.

grafico di parole su educazione finanziaria